Marathon #7: Puglia – Marina di Lesina 28/03/2012

Quando Luca mi ha detto che molte delle corse erano state tracciate su percorsi in campagna, ho pensato “Fantastico.” Avevo in mente verdi campi soleggiati col mare in lontantanza e il profumo d’erba fresca nelle prime ore del mattino. “Potrebbe essere adirittura romantico!”

Ho dovuto ricredermi e adesso capirete il perche’.

Ieri eravamo in Puglia, nella bellissima area vicino al Parco Nazionale del Gargano. Il percorso della maratona era intorno al lago di Lesina – dalla mappa sembrava il circuito perfetto, una stradina di campagna lontani dal traffic ed immerse nella natura- ero veramente eccitata per questa tappa!

La mattina era calda ma con una piacevole brezza, la temperatura perfetta.

Reduce da un forte raffreddore ma annoiata dopo due giorni di inattivita’, avevo deciso di seguire Luca in bicicletta, pensando che magari avrei potuto correre gli ultimi 5km per rientrare pian piano nella mia routine di corsa.

Alle 7:30 in punto eravamo pronti per partire – acqua, sport drinks, energy gels, macchina fotografica e telecamera tutto impacchettato e riposto nella bici.

Ma subito mi sono accorta che non era il paesaggio idillico che avevo in mente.

Davanti a noi c’era una lunga strada sterrata, polverosa e irregolare.. un po’ delusa vado avanti con cautela, cercando di evitare le tante buche.

Fino a quando non comincia ad esserci sabbia. Prima poca, sporadica, poi man mano sempre di piu’.

Era impossibile controllare la bici e sempre piu’ di frequente dovevo scendere per spingerla. Avevo gia’ perso Luca un paio di volte – che pessima support crew!

Poi ad un certo punto mi si e’ staccata la catena e sara’ per la frustrazione, sara’ per il tipo di bici a cui non sono abituata, non riuscivo piu’ a farla rientrare. Quasi 10 minuti dopo, quando finalmente sono riuscita a ripartire – con le mani nere di grasso e sabbia dovunque – ho ritrovato Luca.

Caparbiamente ho provato ad andare avanti ancora qualche metro. Prima di dover scendere ancora una volta dalla bici. A quel punto abbiamo deciso che era impossibile continuare cosi – e controproducente anche. La support crew che aveva bisogno di support – non aveva senso!

Volevo tornare indietro per conto mio e lasciare Luca continuare la sua corsa, ma lui – caro – era preoccupato a lasciarmi da sola in mezzo a quella strada desolata. E cosi’ e’ tornato con me. E posso dire che sono felice che l’abbia fatto perche’ solo qualche metro piu’ avanti una mandria di tori ci ha bloccato la strada. Non so cosa avrei fatto se fossi stata per conto mio!

Ad ogni modo, tornati al punto di partenza, abbiamo stabilito un punto di incontro – Torre Mileto -verso fine del percorso. Io sarei arrivata li’ in camper e avrei potuto correre gli ultimi chilometri con Luca.

Non avevo assolutamente idea di dove mi trovavo ne’ di come arrivare a Torre Mileto. Ma per fortuna, con un marito informatico, non siamo mai a corto di gadget tecnologici e quindi ho acceso il telefono, fatto partire il GPS e mi sono affidata alla guida del navigatore satellitare. Et voila’, un paio di svolte e mi ritrovo nel centro del paese e poi giu’ per una strada tutta dritta che mi portera’ esattamente nel punto prestabilito. Facile.

La strada in questione era in aperta campagna ma in buone condizioni – asfaltata e larga abbastanza da lasciar passare il campervan e numerosi trattori. Mi ero accorta che in realta’ sulla mia destra c’era una strada principale – forse una tangenziale – che scorreva parallela ed ho pensato che era strano che il navigatore non mi avesse fatto prendere quella.

Comunque non mi sono preoccupata piu’ di tanto sapendo di essere nella giusta direzione – d’altronde cosi’ era molto piu’ interessante!

Fino a quando, a un paio di chilometri dalla destinazione, il navigatore non mi indica di svoltare in una stradina veramente stretta e letteralmente in mezzo ai campi. Un’altra svolta e la strada diventa sempre piu’ piccola e dissestata. Ero esitante, ma non vedevo via d’uscita. C’era lo stradone lungo e nessun modo per passare in tangenziale. Avevo gia’ guidato per piu’ di 45 minuti e non volevo tornare indietro.

Ho deciso di fidarmi e svoltare nella stradina solo per scoprire che .. il camper non ce la faceva ad andare su.

A un certo punto si blocca, le ruote giravano a vuoto nella sabbia melmosa e nonostante accelerassi a tutto gas, niente, non si muove.

Dopo diversi tentativi a vuoto, era chiaro che dovevo cercare di fare retromarcia. Ma a quel punto non riuscivo ad andare ne’ avanti ne’ indietro. La strada era veramente stretta e dissestata e le ruote bloccate, facevano fatica a passare sulla sabbia. Oddio! Come un flash mi passa davanti agli occhi l’immagine di me bloccata li’ per ore ed ore mentre Luca ed il carro attrezzi cercano di rintracciarmi in quel labirinto di strade senza nome.

Ma per fortuna qualcuno mi ha notato da lontano e pare che stia arrivando in mio soccorso. Sono salva!

Caso vuole che quel qualcuno fosse un gentile signorotto di Napoli che , con grande pazienza, mi ha guidato in alcune delle manovre piu’ snervanti che abbia mai fatto.  Avete presente quando sei cosi’ sotto stress che uno ti dice destra e tu vai a sinistra? Ecco, quella ero io in quel preciso momento.

Molto tempo dopo, o almeno a me e’ sembrata un’eternita’, ero libera. Ero riuscita a girare e tornare sulla strada asfaltata.

Il tipo, troppo educato, mi ha detto: “Signorina, lei non mi sembra tanto esperta con questo van eh? Ma cosa ci fa in queste stradine?” Inutile cercare di spiegare e dar la colpa alla tecnologia. La cosa importante era essere liberi da quell’incubo.

Fortunatamente pochi chilometri dopo ho trovato un parcheggio dove rifugiarmi – ed aspettare Luca, che e’ arrivato una mezz’oretta dopo.

La sua corsa sara’ stata dura, ma sicuramente non avventurosa come la mia mattinata!

Post in English coming soon..

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